Mary Beard incontra i Romani

mary beard meets the romansDegli antichi Romani, anche se non si è fatto il liceo classico, sappiamo ormai parecchio. Ci hanno trasmesso l’arco, gli acquedotti, la cultura ellenistica, una rete viaria che utilizziamo ancora adesso, un codice legislativo mica male, e, gran parte della lingua in cui vi sto scrivendo, discende direttamente dal latino.
I Romani abitavano in domus lussuose o insulae sovraffollate, l’economia era basata sul lavoro schiavile e le conquiste militari, il tempo libero si svolgeva tra terme, teatro, spettacoli circensi e laute cene. L’immaginario collettivo, tra vestigia cittadine e scavi pompeiani, si è poi nutrito di innumerevoli versioni cinematografiche,  in cui l’eroe o l’antieroe di turno, togato e laureato, nell’arena o in lettiga, prendeva via via le fattezze di Marlon Brando, Charlton Heston, Peter Ustinov, Russel Crowe, Totò e Alberto Sordi.  Tuttavia, sebbene siamo ormai ferrati su grandi nomi di politici, imperatori, nobili e generali dell’Impero, quando pensiamo agli antichi romani ordinari, gente che viveva nelle città, svolgendo i lavori più disparati, soffrendo, ridendo, amando e pagando tributi, proprio come noi, allora la faccenda si fa più nebulosa.
Eppure, se solo si sa dove guardare, le voci lontane di questi antenati si fanno vivide e sonore; ci raccontano piccole storie quotidiane e ci danno la misura di questioni più ampie, gettando luce su una società cosmopolita (non come la intendiamo noi oggi) fatta sì di fasti e lussi, ma anche di ombre e povertà.

Proprio ieri sera, è andata in onda l’ultima puntata di una miniserie della BBC 2, dal titolo “Meet the Romans”. In essa, lo spettatore viene affidato alla guida di Mary Beard, classicista dell’Università di Cambridge, che lo porterà in giro per strade, tombe, fori, musei e depositi di Roma ed altre città, svelando curiosità e segreti degli antichi romani, tra un’epigrafe latina, una tibia consumata, un busto dal naso sbeccato. Niente di noioso ed accademico, come si potrebbe pensare. Mary Beard è una donna pratica, la cui vasta conoscenza ci viene trasmessa con entusiasmo e per mezzo di una comunicativa spumeggiante, scevra da pomposi gerghi e affettazioni.
La Beard è una simpatica eccentrica, che gira in bicicletta per le caotiche strade della Roma odierna o per solitari tratti dell’Appia Antica, discutendo di storia e archeologia con eminenti luminari, davanti ad un cappuccino fumante, al tavolino di un caffè affollato; la seguiamo di buon mattino, mentre va a vedere come si fa il pane in un laboratorio, mettendo le mani in pasta come duemila anni fa; oppure nel dipartimento di antichità romane del British Museum, mentre fa cenno di provarsi l’elmo di un gladiatore. Mary passeggia con gli esperti di turno per le vie di Ostia antica e si aggira tra le pareti di case pompeiane, proprio come faremmo noi in una gita domenicale. Quando occorre, la fida spazzolina ripulisce i marmi dalla polvere, le dita scorrono sicure lungo tituli e tabulae, epitaffi e graffiti. Dal latino oscuro, fuoriescono storie di panettieri parvenu, scolari modello, schiavi affrancati, pettinatrici imperiali, vittime di omicidio, ménages a trois, mercanti di pepe. Coi suoi capelli lunghi e grigi, un po’ da hippie, e le smorfie che tradiscono partecipazione ed entusiasmo, per quello che mano mano ci va svelando, l’illustre studiosa penetra attraverso cancellate solitamente chiuse da pesanti lucchetti, si fa aprire vetrine sigillate, casse di depositi dove dormono piccoli e grandi tesori, come la barbie di Crepereia Tryphaena. Il fatto che una docente universitaria, quasi sessantenne, sappia raccontare fatti storici ed aneddoti con professionalità e vivace ironia, senza tradire alcun cenno di parrucchiere, manicure, trucco o botulino, non è piaciuto ad alcuni noti detrattori. Il critico televisivo A.A. Gill, invece di soffermarsi a recensire il documentario della BBC, ha preferito lanciare invettive contro l’aspetto fisico della Beard, asserendo che è troppo brutta per la TV. Stesso tono per le critiche della bionda Samantha Brick, giornalista del Daily Mail, in un articolo pubblicato stamattina. Al solito, sembra che, per una donna, in Gran Bretagna come in Italia, il requisito essenziale per apparire in video, sia sopra a tutto la bellezza, piuttosto che l’intelligenza. Il pubblico inglese ha largamente gradito il programma e continua a supportare Mary Beard, la quale non si è fatta peraltro sconfiggere dalle critiche al vetriolo. La studiosa,  rispondendo agli attacchi dalle pagine del Telegraph e dello stesso Daily Mail, ha sottolineato con ironia i suoi difetti fisici, dovuti ad anni di studio, un certo patrimonio genetico da cui non è riuscita a sfuggire e i segni di 57 primavere posatesi sulle sue spalle. Avendo, a suo tempo, dovuto lottare contro un mondo accademico, che non privilegiava in alcun modo l’ascesa delle donne, la Beard si è poi definita “too brainy for men who fear clever women”.

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6 risposte a Mary Beard incontra i Romani

  1. eDue scrive:

    Questo tuo post potrebbe infrangere il sogno di una parte della nazione che ritiene che fenomeni quali il velinismo, la mignottocrazia (o olgiettinismo) e la vittoria dell’apparenza sull’essere si spengano sui nostri confini nazionali come se il filo di alimentazione che li accende arrivasse fin lì e non oltre.

    Costoro, potrebbero scoprire che i meccanismi suddetti sono sovranazionali e come tali vanno combattuti,ognuno per sé e non vale la pena di sperare in un intervento esterno per porre fine ad anni di circhi di nani e ballerine.

    D’altronde Le grandi delusino derivano dalle grandi illusioni™.

    Sull’essere too brainy, vero è che “mai sottovalutare la capacità che ha un uomo di sottovalutare una donna”, ma visto che la Beard pare essere attaccata anche dalla della bionda Samantha Brick, forse avrebbe potuto meglio definirsi “too brainy for people who fear clever persons”, no?!

  2. Claudia - SE4 scrive:

    Si, ma il primo attacco era giunto da A.A. Gill, forse la Beard era ottimista in quanto a solidarita’ femminile. Comunque vorrei far notare che non si tratta di un’accademica fuori dalla realta” o single incallita perduta in epigrafi, dato che ha un marito, due figli e, tra i svariati impegni, scrive un blog da 5 anni trattando di argomenti che esulano dal latino e dalle anticaglie. Francamente, dato che il programma era in onda in prima serata, mi ero rallegrata sia dei contenuti che del fatto che una donna emancipata potesse finalmente essere se stessa, indipendentemente da minigonna, tacchi a spillo, trucco e messa in piega. Un mondo quasi ideale… E’ interessante comunque notare come gli attacchi non siano stati sessisti e di parte, ma siano giunti anche da una donna in carriera, che si reputa intelligente ed esteticamente bella. C’e’ spazio per riflettere…

  3. eDue scrive:

    No, non era la Brick, perché se una come lei è “‘Beautiful': Writer and housewife”, allora quella della sera a cena era la sorella caruccia forte di Linda Evangelista; e non lo era.
    Avremmo detto al massimo la cugina racchia mal ricostruita dopo l’incidente.

    Comunque da allora la chiamiamo la Quarantenne, in virtù del detto romano “Se non sbaglio il signore deve avere intorno ai quarantanni, perché ho un amico ventenne che è mezzo scemo” ;)

  4. francesca scrive:

    Ho molto apprezzato la miniserie della BBC. Mary Beard è fantastica!!! Ho una gran voglia di leggere i suoi libri. Chi non vorrebbe averla come docente? E’ davvero così importante avvenenza e immagine? Non sono proprio l’espressività del suo viso e la straordinaria partecipazione alle cose che narra con grande maestria ad affascinare e trascinare? Davvero siamo ancora così schiavi dell’esteriorità da non andare oltre? Il passato prende vita, grazie a lei la gente comune ci parla ancora e la polvere del tempo si dissolve. Non è questo veramente bello? FC

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