Una mostra sulla Grande Peste di Londra

17/07/2015

image

Tra i vari centenari che cadono quest’anno, a Londra si ricordano anche i 350 anni dalla terribile epidemia di peste, che funestò la città nel 1665. La pestilenza, nota come the Great Plague, fu l’ultima grande epidemia di peste bubbonica ed uccise, in modo rapido e doloroso, circa 100.000 persone, quasi un quarto della popolazione londinese. Alla Guildhall Library, una mostra interessante, mette a disposizione del visitatore svariati documenti e volumi, tra cui i Bills of Mortality, le statistiche di mortalità settimanale di Londra, che servivano a monitorare le sepolture e, dal 161, venivano redatte dalla Worshipful Company of Parish Clerks, la corporazione degli impiegati parrocchiali. La City di Londra non era stata certo immune da episodi di peste, che ricorsero più volte tra la fine del XIV e la prima metà del XVII secolo. Infatti, c’erano stati ben 15 mini epidemie, di cui l’ultima, nel 1625, aveva causato parecchi morti. Tuttavia, la peste del 1665, causata dal batterio Yersinia pestis, ebbe effetti devastanti, anche sull’economia cittadina. Il morbo si diffuse velocemente nei quartieri più poveri di Londra, uccidendo, tra maggio e agosto, il 15% della popolazione. La parrocchia di St. Giles Cripplegate fu una delle aree maggiormente colpite. Chi ne aveva le possibilità, fuggiva dalla città, a piedi, cavallo o via fiume, in cerca di aree più salubri. Per lasciare Londra, bisognava mostrare un certificato di buona salute, rilasciato dalle autorità. Nel suo diario, Samuel Pepys offre un resoconto vivido delle strade vuote di Londra, e di come tutti quelli che potevano, se ne erano andati, nel tentativo di fuggire dalla peste. Anche la famiglia del celebre diarista trovò rifugio altrove, a Woolwhich, raggiunta in barca dal Tamigi. Le vittime della peste erano talmente tante che venivano sepolte in fretta e furia al di fuori delle mura cittadine, in fosse comuni, spesso non consacrate. Si stima che, sotto la stazione della metropolitana di Aldgate, ci sia una enorme fossa di vittime della peste, con più di 1.000 corpi. Nella mostra alla Guildhall Library, oltre alle statistiche e ai registri parrocchiali, si trovano anche libri di medicina e ricettari. Adesso sappiamo che la peste è di solito trasmessa attraverso il morso di un ratto o di una pulce infetta, ma nel 1665, c’era chi riteneva che  fosse stata causata dal passaggio nefasto di una cometa o che si trattasse di una punizione divina. I medici e i farmacisti, di cui l’80% pensò bene di fuggire, pensavano invece che la peste si dovesse a miasmi o a qualche oggetto contaminato proveniente dalla Francia o dall’Olanda. I rimedi anti-peste, atti a purificare l’aria o a tenere a bada il morbo, erano svariati ed eccentrici. Si va dai mazzolini di fiori da mettere sotto al naso, alle misture di erbe da annusare o masticare, tra cui ruta, tabacco, aglio, mirra, assenzio romano e zedoaria, ai portafortuna (Samuel Pepys teneva in tasca una zampa di lepre). Infine, le preghiere (San Rocco era il santo più invocato) e le cerimonie religiose, unica occasione di assembramento che non fosse stata abolita in città. Daniel Defoe, che nel 1722 pubblicò un Diario dell’anno della peste o La peste di Londra (A Journal of the Plague Year), aveva solo 5 anni quando si verificò la terribile epidemia, ma suo zio viveva e lavorava ad Aldgate e forse è proprio quel sellaio, indicato con le iniziali H.F., che nel romanzo narra le vicende in prima persona.
La Grande Peste è stato un evento inquietante nella City: uccise senza pietà migliaia di persone, e, unita al Grande Incendio dell’anno successivo, cambiò per sempre il volto di Londra.
London’s Dreadful Visitation: The Great Plague, 1665 è aperta alla Guildhall Library fino all’11 settembre. Ingresso gratuito.


A Londra si celebra il Bicentenario della Battaglia di Waterloo

18/06/2015

IMG_0037Duecento anni fa si combatteva la battaglia di Waterloo, pagina sanguinosa, che avrebbe cambiato la storia dell’Europa. Si discute ancora, tra gli storici, su quella giornata di due secoli fa, che segnò la fine per Napoleone. L’imperatore stesso, ebbe tempo in esilio per ripensare agli esiti, alle strategie mancate, a cosa non avesse funzionato. Probabilmente fu sfortuna. Gli inglesi avrebbero avuto la peggio se invece delle truppe prussiane di Blücher, fossero sopraggiunti i francesi di Grouchy. Ma la storia, come si sa, la scrivono i vincitori. E allora, se siete a Londra, potete senz’altro aggiungere ai vostri itinerari, quello del bicentenario di Waterloo. Basta raggiungere Hyde Park Corner, sistema giroscopico molto impegnativo per il traffico, che però è comodamente raggiungibile attraversando il parco oppure servendosi della metropolitana.
Un vasto insieme di tunnel sottopassaggio, collega i vari marciapiedi intorno a Hyde Park Corner. I tunnel, progettati nel 1962 per facilitare la vita dei pedoni, furono decorati con piastrelle a soggetto storico nel 1995. Queste opere furono sovvenzionate dalla fondazione   Free Form Arts Trust ed un’intero sottopasso è dedicato alla battaglia di Waterloo. Sono rappresentati i momenti più cruenti, ma anche l’incontro di Wellington e Blücher a La Belle Alliance, a fine battaglia. Mentre si esce, tra i rilievi di soldati al galoppo e sciabola sguainata, si può notare, sulla destra, la statua del duca di Wellington e, subito dietro, l’Arco di Trionfo nel mezzo di Hyde Park Corner. Si tratta del cosiddetto Wellington Arch, costruito tra il 1826 e il 1830 per controbilanciare il Marble Arch all’altra estremità del parco. Fu progettato da Demicus Burton e, originariamente, si trovava di fronte al n.1 Hyde Park, cioè Apsley House, la dimora di Sir Arthur Wellesley, primo duca di Wellington. La casa si trova sulla sinistra, ma è ora separata da Hyde Park Corner da una strada trafficata, aperta nel 1882, anno in cui l’arco fu spostato. Il duca era morto ormai da un trentennio e lo spostamento non creò particolari rimostranze. Anche la statua equestre che lo raffigurava e che si trovava sopra l’arco, fu rimossa nel 1912, stavolta tra qualche polemica. Ora si può ammirare una suggestiva quadriga di bronzo con l’Angelo della Pace che scende sul carro di guerra. L’Arco è gestito da English Heritage e si può visitare. Inoltre, fino al 1 novembre, al terzo e al quarto piano, un’esauriente mostra racconta la battaglia di Waterloo, attraverso un video racconto ben fatto, che ripercorre i momenti salienti del confilitto, e poi armi, dispacci, cimeli e persino la spada e i famosi stivali del duca di Wellington. Una volta discesi, e infilato il sottopasso, vi basterà attraversare dalla parte opposta, per passare un po`di tempo tra gli splendori e le memorie di Apsley House. Là potrete ammirare stendardi francesi catturati durante la famosa battaglia, servizi di porcellane commemorative o di provenienza imperiale, la sala da pranzo con la bella ricostruzione del Waterloo Banquet, i ritratti degli ufficiali che combatterono a Waterloo, una quadreria eccezionale con dipinti donati al duca dal sovrano di Spagna, e una gigantesca statua di Napoleone in veste di Marte pacificatore, scolpita da Canova, tra il 1802 ed il 1806. L’opera fu acquistata dal governo britannico nel 1816 per la somma di 66mila franchi e venne donata dal principe reggente al duca di Wellington nel 1817. Il pavimento di Apsley House fu appoitamente rinforzato per accomodare il peso della statua. La posizione della scultura, ‘imprigionata’ dalle balaustre della scala di ingresso, è ancora vista oggi come la prova che il vincitore di Waterloo cercò di umiliare il suo avversario, posizionando un trofeo di guerra in un ambiente domestico indegno. Molto probabilmente, invece, il luogo scelto dal duca per la statua di Canova, doveva servire ad incutere rispetto e riflessione, piuttosto che essere visto semplicemente come un confino umiliante. Infatti, quando a Wellington veniva chiesto di nominare il più grande generale dell’epoca, egli rispondeva: ‘In questa età, in epoche passate, in qualsiasi età, Napoleone’.


Meraviglie del Rinascimento al British Museum

11/06/2015
'Lyte Jewel' - The British Museum - Waddesdon Bequest M&ME 167 - Room 2a

‘Lyte Jewel’ – The British Museum – Waddesdon Bequest M&ME 167 – Room 2a

Verso la fine del 1880, il barone Ferdinand de Rothschild ordinava la creazione di una nuova Smoking Room in un’ala della sua residenza di Waddesdon nel Buckinghamshire. La sala doveva servire, non solo ad ospitare gentiluomini per il sigaro o la pipa del dopocena, ma, anche, contenere la magnifica collezione di Ferdinand, costituita da oggetti preziosi, sulla falsa riga delle raccolte principesche dei secoli XVI e XVII.
Ferdinand aveva voluto che la sala per fumatori, assieme all’adiacente sala biliardo e corridoio, fossero decorati in stile rinascimentale francese. Le teche di vetro, che custodivano gli oggetti, dovevano essere circondate da tendaggi, mobili e altri arredi sontuosi.
Alla sua morte, nel 1898, Ferdinand lasciò in eredità la maggior parte della sua collezione al British Museum, dove da oggi è in mostra permanente, gratuita, in una nuovissima sala.
Mi ricordo quando, tempo fa, dovevo avventurarmi nei meandri del museo per ammirare i tesori del Waddesdon Bequest. Gli oggetti, una selezione dei 300 che compongono il lascito, si trovavano in una sala buia ed angusta, quasi un cul de sac, che non rendeva piena giustizia ai fantastici pezzi di oreficeria, intaglio, ceramica e vetro. Da oggi, però, la donazione del barone Rothschild si può gustare di nuovo, ampliata ed in un ambiente adeguato, che ne permette una vera fruizione.
Tanti bellissimi pezzi medievali e rinascimentali, oltre, è stato accertato, ad un certo numero di (bei) falsi del XIX secolo. Uno spaccato interessante sul mercato e collezionismo antiquario fin de siècle. Il pezzo forte della collezione è il reliquiario francese del XV secolo, realizzato per Jean, duca di Berry (1340-1416), tutto costruito attorno ad una presunta spina della corona di Cristo. La spina, quasi scompare, circondata com’è da un tripudio di ori e smalti, angeli e santi, raggi e torri, perle e pietre preziose.
Un altro oggetto interessante, è il “Lyte Jewel“, un ciondolo apribile, che serba in sé il ritratto di Giacomo I d’Inghilterra. Il gioiello è ricchissimo e raffinato, decorato con diamanti, smalti ed una perla a goccia. Il ritratto del re, fu realizzato da un miniaturista ed orafo di grido, Nicholas Hilliard, attivo verso la fine del XV e gli inizi del XVI secolo. Il gioiello era stato donato dal sovrano a Thomas Lyte, un genealogista, che aveva tracciato le origini del casato di Giacomo, facendole risalire al Bruto troiano, fondatore della Britannia (pura leggenda, tuttavia politicamente efficace).
La collezione Rothschild è incredibile, comprende non solo gioielli, ma anche capolavori di argenteria, legno intagliato, ceramiche e fragili manufatti di vetro. Uno dei miei oggetti preferiti è un ciondolo d’oro, a forma di ricco paniere di smalti, che pende da tre catenelle ed è decorato con grappoli di rubini e perle. Su questo trespolo elegante, poggia un bellissimo pappagallo verde smaltato, con il dorso incastonato, anch’esso, da rubini.
Mi piace immaginare questo prezioso volatile dondolarsi alla catena di una dama, rilucente alle candele, sfolgorante alla luce del sole. Fu realizzato nel tardo Cinquecento, forse in Spagna. Oggi è alla portata di tutti, grazie al lascito di Ferdinand de Rothschild e al nuovo allestimento espositivo del British Museum.


London Craft Week

09/05/2015

IMG_20150509_081550Questa settimana, tra Bloomsbury e Mayfair, si è inaugurata la prima edizione di London Craft Week. La nuova iniziativa, indipendente e senza fini di lucro, è stata istituita per celebrare l’artigianato in città.
Nata da un’idea di Vacheron Constantin, e supportata da vari partner strategici, tra i quali il Sindaco di  Londra ed il Crafts Council, London Craft Week mira a svelare spazi nascosti e poco noti, accanto a celebri negozi e marchi di lusso, e dare spazio all’estro creativo di artigiani e produttori.
Un nutrito programma di aperture, attività, manifestazioni e mostre, consente un doppio scambio: da un lato i responsabili, che possono mostrare le loro capacità e condividere le loro conoscenze; dall’altro, i visitatori, che, oltre ad avere accesso speciale a studi e laboratori, gallerie e negozi, potranno anche cimentarsi in prima persona.
Trovandomi a Bloomsbury, ho fatto un salto da L. Cornelissen & Son, storico negozio di materiali artisitici, fondato nel 1855 e ancora presente nella sua antica sede di 105a Great Russell Street. Il negozio, che da solo merita una visita, è specializzato nella fornitura di pennelli, materiali di stampa, carta, tele e pigmenti.
Per London Craft Week, Cornelissen aveva organizzato un’interessante dimostrazione sulla costruzione delle tele di artisti e anche una sulla realizzazione di tabelle del colore, molto utili.
Dal negozio di furniture per artisti alla ArtWorkers Guild il passo sembrava quasi obbligato, anche in senso geografico. Mi sono dunque recata al numero 6 di Queen Square, una bella piazza con giardino, risalente alla prima metà del XVIII secolo e circondata di interessanti edifici georgiani.
IMG_20150509_081946
Quello in cui si trova la ArtWorkers Guild, fu acquistato nel 1912 e modificato per ospitare una bella sala riunioni sul retro. La corporazione, che riunisce distinti artigiani, artisti e designer, venne fondata nel 1882, per promuovere i più alti standard di eccellenza in tutte le arti applicate. Membri illustri furono il designer ante-litteram William Morris, fondatore del movimento delle Arts and Crafts, Sir Edwin Lutyens, celebre architetto, e l’illustratore Walter Crane, uno dei pionieri del Liberty. La Gilda consta di circa trecento membri che frequentano regolarmente le riunioni quindicinali per ascoltare conferenze nella sala, che però è utilizzata anche da altre organizzazioni, molte delle quali sono direttamente collegate agli interessi dellaArtworkers Guild, come ad esempio la Victorian Society. La sede di Queen Square è normalmente aperta al pubblico solo in occasione di London Open House, quindi va a London Craft Week il merito di aver rinnovato, per un pomeriggio, l’accesso a questo luogo storico e speciale.


Falso d’Autore a Londra

01/05/2015

fragonard
La Dulwich Picture Gallery è la più antica pinacoteca pubblica, fondata nel 1811 per ospitare capolavori di grandi artisti come Rubens, Rembrandt, Tiepolo e Poussin. La collezione fu assemblata nel XVIII secolo e avrebbe dovuto far parte della quadreria del re di Polonia, ma le cose andarono diversamente e i dipinti furono donati al Dulwich College. All’inizio di quest’anno, la pinacoteca londinese ha dato vita al progetto ‘Made in China’, ideato dall’artista concettuale Doug Fishbone.
Assieme al curatore Xavier Bray, Fishbone ha acquistato online dalla Meishing Oil Painting, una compagnia manufatturiera della Cina meridionale, la copia di un dipinto della collezione. Il dipinto, realizzato a mano e in scala leggermente diversa, da uno dei 150 artisti impiegati nella compagnia cinese, è costato l’equivalente di 70 sterline, incluse le spese di spedizione.
In Cina, il commercio di dipinti eseguiti nello stile dei grandi maestri è un business molto florido e le richieste pervengono da tutto il mondo via internet.
La replica del dipinto della Dulwich Picture Gallery è stata appesa al posto dell’originale e i visitatori sono stati invitati a scoprire l’intruso tra gli oltre 200 capolavori della collezione. Impresa non facile; infatti, su oltre 3000 segnalazioni, solo il 10% dei partecipanti ha indovinato quale fosse il falso d’autore.
Qualche giorno fa, l’originale del “Ritratto di Giovane Donna” di Fragonard è stato finalmente rimesso al suo posto, affiancato  dalla copia cinese contemporanea. I due dipinti, resteranno fianco a fianco per un paio di mesi, così da permettere i confronti.
L’esperimento si è rivelato, non solo l’occasione per molti visitatori di esercitare il loro sguardo critico e di interagire attivamente con i dipinti della collezione, ma anche un’ottima trovata pubblicitaria. Negli ultimi mesi, infatti, le visite alla Dulwich Picture Gallery si sono quadruplicate, permettendo al pubblico di ammirare le opere dei grandi maestri, nonché il lavoro di un anonimo artista cinese.


Visita all’Old Palace di Croydon

10/04/2015

IMG_20150409_163842Croydon Palace, conosciuto oggi con il nome di Old Palace, fu la residenza estiva dell’Arcivescovo di Canterbury per oltre 500 anni.
Gli edifici sono ancora in uso e fanno parte della Old Palace of John Whitgift School, una scuola privata femminile.
Quest’anno è anche il cinquantesimo anniversario dell’organizzazione benefica  The Friends of The Old Palace, il cui scopo è quello di promuovere l’interesse nell’antico maniero, raccogliendo fondi per la manutenzione ed il restauro. Grazie a questa associazione, è possibile visitare l’Old Palace in alcune date dell’anno, seguendo un ottimo tour guidato di due ore, che include anche tè e tortine serviti nella sala dei banchetti. Il maniero di Croydon faceva parte di una serie di proprietà dell’Arcivescovo, che si trovavano disseminate lungo il tragitto da Canterbury a Londra. La residenza esisteva già in epoca sassone (IX secolo) e fu censita nel Domesday Book del 1086 come Croindene. La residenza ospitò visitatori illustri, come Enrico III, Caterina d’Aragona e la regina Elisabetta I, che vi fu presente almeno tredici volte, con il suo ampio seguito di damigelle. Il palazzo sopravvisse vari eventi, come la dissoluzione dei monasteri indetta da Enrico VIII (semplicemente perché non vi era un convento), la Guerra Civile Inglese (1642–1651), che lasciò gli edifici indenni, a parte la perdita di un organo e delle vetrate della chiesa, e il Blitz del 1940, che invece portò tanta devastazione a Croydon, più che in altre parti del Paese. Il declino del complesso iniziò nel XVIII secolo. Nel 1780, molte parti del Palazzo furono vendute, altre demolite. La sala dei banchetti e a biblioteca furono riutilizzate come fabbriche e stamperie. Finalmente, verso la fine del XIX secolo, un ordine di monache anglicane restaurò gli edifici, creando una scuola per ragazze.
Il complesso è molto interessante, un vero palinsesto di epoche e stili diversi, che il tour riesce a svelare in pieno. Si passa dalla Grande Sala del XIV secolo, costruita dall’Arcivescovo John Stafford (una delle più belle sale medievali del sud dell’Inghilterra, coperta da un complesso sistema di travature arcuate in legno di quercia) alla bella sala delle guardie (oggi biblioteca) voluta da Thomas Arundel, proseguendo con la cappella del XV secolo, gli appartamenti che nel 1573 ospitarono Elisabetta I, fino alle fondamenta normanne, di cui si osservano murature in pietra e pilastri lignei con capitelli a foglie d’acqua, nella cripta del XII secolo (odierna sala professori). wpid-wp-1428655306604.jpeg
Il tour non tralascia nemmeno gli esterni, perché le murature sono molto interessanti e di epoche diverse. Così il giro dei cortili offre una vista ravvicinata delle strutture murarie del XIV secolo, mostrando l’utilizzo della pietra focaia nella finestra della sala delle guardie e svelando il motivo di mattoni rossi e neri di epoca Tudor. Oltre alle visite private organizzate, l’Old Palace di Croydon è aperto al pubblico durante il weekend di London Open House.


Hot Cross Buns: i panini dolci del Venerdì Santo

03/04/2015

IMG_20150403_173402

Gli Hot Cross Buns sono dei panini dolci e speziati, segnati da una croce, che vengono tradizionalmente consumati il Venerdì Santo. Le origini di questo dolce sono molto antiche. La marcatura a forma di croce dei pani risalirebbe al mondo classico, quando, sia in Grecia che nell’Impero Romano, le forme contrassegnate in questo modo, consentivano ai commensali di dividere facilmente le pagnotte in quattro pezzi. Tuttavia, l’hot cross bun pasquale è più probabilmente nato in epoca medievale, quando in Inghilterra, in giorni di particolare significato liturgico, tra cui il Venerdì Santo, panini o torte venivano distribuiti ai fedeli, soprattutto a quelli più bisognosi. Mentre gli hot cross buns si trovano al supermercato tutto l’anno, l’antica tradizione rivive a Pasqua, nel cuore della City. La mattina del Venerdì Santo, una piccola moltitudine si riunisce intorno ad una tomba orizzontale, nel sagrato della chiesa di San Bartholomew the Great, la più antica parrocchiale di Londra, risalente agli inizi del XII secolo e miracolosamente sopravvissuta fino ai nostri giorni. L’occasione per questo convegno, si deve all’antica usanza di distribuire hot cross buns e sei pence d’argento alle povere vedove della parrocchia. Nel 1887, l’editore legale Joshua Butterworth creò un’istituzione senza fini di lucro, The Butterworth Charity, per garantire il futuro di questa cerimonia stabilendo, per il Venerdì Santo di ogni anno, la distribuzione del denaro (circa 20 pence odierni) a ventuno vedove povere, e spendere il resto dei dividendi in panini dolci da dare ai bambini della parrocchia. Questa mattina, nuvolosa ma non fredda,  riuniti nel sagrato, abbiamo assistito ad una piccola processione, che includeva i prelati ed i coristi della chiesa. Dopo gli inni, le preghiere, il sermone, e la donazione di 20 pence all’unica vedova presente, si è giunti alla tanto attesa distribuzione degli hot cross buns. Tre ceste di panini, che erano stati tagliati in due ed imburrati su ambo i lati, sono state fatte circolare tra gli astanti e divorate con gusto sia dal clero che dai fedeli.IMG_20150403_173502


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 103 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: