I funerali di Riccardo III, in ritardo di 530 anni

29/03/2015

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Vi ricordate lo scheletro del parcheggio, ritrovato dopo uno scavo archeologico, condotto a Leicester da un gruppo di archeologi e storici entusiasti?
Si sapeva per certo che in quel luogo un tempo sorgeva il convento francescano di Greyfriars, dove il corpo del re Riccardo III era stato sepolto in una fossa comune. Lo scheletro venuto alla luce mostrava forti segni di scoliosi e ferite da taglio al cranio, compatibili con la morte del sovrano nella piana di Bosworth, alla fine della Guerra delle Due Rose.
A febbraio 2013, gli esperti dell’Università di Leicester avevano confermato, tramite i test del DNA, che il corpo era sicuramente quello di Riccardo III, ultimo re Plantageneta.
Morto in battaglia, all’età di 32 anni, Riccardo fu l’unico sovrano d’Inghilterra a non ricevere degna sepoltura, e venne gettato in una fossa anonima dai suoi nemici della casata Tudor.
Alla damnatio memoriae contribuì anche il ritratto impietoso lasciatoci da William Shakespeare, che lo rappresenta come un monarca gobbo e malvagio.
Finalmente, dopo oltre cinque secoli, questa settimana Riccardo III ha ricevuto una solenne sepoltura, con la dignità che non ebbe in quel lontano agosto del 1485.
L’evento, trasmesso in televisione dall’emittente Channel 4, ha rappresentato un momento importante per la Richard III Society, un’associazione dedita a promuovere la buona reputazione di un re d’Inghilterra infamato nel corso dei secoli, proprio a causa della popolarità del ritratto shakespeariano. Philippa Langley, segretaria della sezione scozzese della società, la quale aveva intuito che i resti del re si trovavano sotto al famigerato parcheggio di Leicester,  è stata responsabile della raccolta fondi per finanziare gli scavi archeologici, che hanno effettivamente restituito le spoglie del re. Durante i funerali, avvenuti giovedì scorso, nella cattedrale di Leicester, sono state intonate preghiere per tutti i caduti della guerra delle Due Rose e della battaglia di Bosworth, dove anche Riccardo cadde ucciso. La cerimonia funebre, è stata guidata dall’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby e vi hanno presto parte leader cattolici, e di altre religioni, così come i membri della famiglia reale d’Inghilterra (ma non la Regina, che però ha inviato un messaggio). Il vescovo di Leicester, Tim Stevens, ha detto che non ci si stava radunando per giudicare l’operato del re, ma per dargli la sepoltura onorevole che gli fu negata secoli fa.


A Londra, una mostra di ventagli per il bicentenario di Waterloo

12/03/2015

IMG_20150309_212755Ci sono molti modi di raccontare la storia: gli eventi possono essere ricostruiti tramite  mappe, documenti, lettere, immagini, testimonianze,  oppure oggetti di vario tipo. Waterloo: Life and Times, al Fan Museum di Greenwich, è una mostra di ventagli realizzati durante l’epopea napoleonica, alcuni addirittura per commemorare importanti campagne militari, francesi o inglesi, fino alla battaglia di Waterloo, che, nel 1815, vide le truppe napoleoniche sconfitte dagli eserciti alleati. Lontano dai campi di battaglia, la storia si intreccia con la moda e gli oggetti d’arte decorativa, e lo scenario sociale ruota intorno a balli ed assemblee mondane. Queste occasioni di ritrovo erano gli eventi a cui non mancare, tanto a Parigi, quanto a Londra.  Memorabile resta il ballo organizzato dalla duchessa di Richmond alla vigilia della battaglia di Waterloo, evento a cui presero parte ospiti di eccezione come il principe d’Orange, il duca di Brunswick e lo stesso Wellington.
L’atmosfera gaia e spensierata di questo ballo, iniziato alle dieci della sera del 15 giugno, fu drammaticamente spenta dalle notizie della battaglia imminente e dal congedo immediato di molti dei partecipanti, tanto che, il giorno seguente, alcuni ufficiali si recarono alla battaglia di Quatre Bras senza aver avuto tempo di cambiarsi uniforme.
Durante balli meno drammatici di questo, oppure serate a teatro o riunioni mondane, le signore portavano ventagli eleganti, più piccoli dei loro predecessori settecenteschi, decorati riccamente da paillettes, oppure dipinti con scene di gusto neoclassico.
I vestiti stretti, a vita alta, non potendo ospitare tasche voluminose, portarono alla comparsa di borse ricamate e di ventagli, che potevano esservi comodamente inseriti. Questi ventagli, di dimensioni ridotte, furono molto popolari durante il periodo Regency, sia nella versione tradizionale, che nelle due forme brisé (un ventaglio composto solo di stecche decorative) o a coccarda (un ventaglio pieghevole che poteva essere aperto a 360 gradi).
La popolarità dei nuovi ventagli, intagliati o forati, per dare l’illusione della filigrana o del pizzo, probabilmente fu determinata dall’utilizzo di stecche simili, più o meno decorate, che richiedevano un’intensità di lavoro minore.  La loro semplicità ben si accordava con le forme meno elaborate dei vestiti.  Inoltre, a seguito degli ideali democratici delle rivoluzioni americana e francese, i ventagli divennero alla portata delle classi meno abbienti, grazie all’impiego di materiali economici (corno ed osso invece dell’avorio o della tartaruga), o di carte o tessuti stampati invece che dipinti.
Nella mostra londinese, si trovano sia ventagli glamour, pubblicati su riviste di grido come La Belle Assemblée o Ackermann Repository, sia quelli di propaganda, che rappresentano Nelson, Wellington, Napoleone e altre figure eroiche del periodo. A volte, però, si trovano esemplari ‘misti’ come  il ventaglio francese a coccarda, in avorio, lustrini e bordure dorate, risalente al 1805, che, indirettamente, rimanda al sole della battaglia di Austerlitz, o quello del 1816, decorato con le violette, simbolo Bonapartista. Interessante notare come questo ventaglio mostri le stecche visibili sul verso. Si tratta di una montatura detta à l’Anglaise, in uso in Gran Bretagna durante l’embargo napoleonico, per risparmiare sul costo della carta, e ora impiegata nella Francia post Waterloo.
IMG_20150312_084036Alcuni esemplari, sia brisé che a coccarda, sono forniti di un ingegnoso, quanto minuscolo cannocchiale, inserito nell’impugnatura e utilissimo per le serate all’opera o per guardarsi intorno in altre occasioni.
Ai ventagli si affiancano altri oggetti raffinati: vestiti, accessori e porcellane francesi, queste ultime in prestito dal Bowes Museum di Barnard Castle, nel nord Inghilterra.
La mostra offre una prospettiva unica su un periodo spesso trascurato, esponendo una gamma di ventagli e di stili in voga tra il 1800 e il 1820, quando, a Restaurazione ormai avvenuta, cominciano a comparire motivi ogivali, inserti di opalina e decorazioni tipiche dell’era Romantica. E si evince, come, nonostante tutto, la Francia domini ancora la moda europea.


La casa della Scienza, nel cuore di Mayfair

22/02/2015

IMG_20150116_102518Cosa hanno in comune la corrente elettrica di cui disponete ogni giorno, il cloro che disinfetta la piscina del vostro quartiere, il sale che mettete in tavola? Sono tutti elementi che furono isolati e scoperti, assieme a molti altri, alla Royal Institution of Great Britain. Questa prestigiosa istituzione scientifica, venne fondata nel 1799, durante una riunione di eminenti studiosi a casa di Joseph Banks, presidente della Royal Society ed illustre botanico. Da due secoli la Royal Institution si dedica all’istruzione e alla ricerca scientifica, ed ha la sua sede al 21 di Albemarle Street. E’ qui che Sir Humphrey Davy scoprì il sodio ed il potassio, Michael Faraday portò avanti granIMG_20150116_102436 parte delle sue ricerche, Henry  Hallet Dale studiò le trasmissioni chimiche degli impulsi nervosi.  La RI è aperta a tutti, previo pagamento di una sottoscrizione annua, e propone conferenze pubbliche e programmi per le scuole. Inoltre, un venerdi sera al mese, un famoso scienziato tiene una lezione di un’ora di fronte ai membri dell’istituzione e ai loro ospiti. Al bell’edificio georgiano si accede tramite un accogliente atrio scandito da colonne corinzie.  Al piano inferiore, si trova il Faraday Museum, il laboratorio originale dove lo scienziato condusse i suoi esperimenti a meta’ del XIX secolo. Al piano terra, ci sono una biblioteca ed un caffè, dove sono esposti un certo numero di strumenti ottici.IMG_20150116_102327 Un’elegante ed imponente scalinata, poi, conduce al piano superiore, dove, oltre a due altre biblioteche, si trova il teatro progettato da Thomas Webster, in cui studiosi di fama internazionale hanno promulgato e continuano a promulgare il loro sapere, svelando  i segreti  dei fenomeni del mondo che ci circonda.

È possibile visitare il laboratorio di Faraday gratuitamente, dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 18:00. Talvolta, la mostra potrebbe essere chiusa per eventi privati, quindi è bene chiamare lo 0044 (0) 20 7409 2992, prima della vostra visita.


Le ricette di Mrs Beeton ed i suoi contemporanei. Una mostra a Londra.

20/02/2015

IMG_20150220_140516Isabella Beeton fu una scrittrice vittoriana, nata a Milk Street, nella odierna City of London, il 12 marzo 1836. Proveniente da una famiglia assai numerosa, appena ventenne, andò in sposa a  Samuel Beeton, un editore di successo, per il quale cominciò a scrivere articoli di cucina ed economia domestica.
Questi articoli, che tra il 1859 e il 1861 facevano parte di un supplemento del giornale  illustrato The Englishwoman’s  Domestic Magazine,  furono  poi raccolti nel famoso The Book of Household Management, uno dei più famosi libri di cucina mai pubblicati. Il volume, illustrato con incisioni colorate su quasi ogni pagina, vendette oltre 60.000 copie nel suo primo anno di pubblicazione (1861) e quasi due milioni entro il 1868. Oltre alle ricette (famosa quella del Christmas Pudding)  il libro conteneva consulenze sulla gestione della casa, la cura dei bambini, le norme di galateo e le istruzioni da impartire alla servitù. 150 anni dopo la sua morte, avvenuta il 6 febbraio del 1865, la signora Beeton è ancora una delle figure più importanti nella storia alimentare. Adesso, una bella mostra alla Guildhall Library, esamina il suo impatto sulla cultura e la culinaria di ieri e di oggi.IMG_20150218_090715
Il best seller della Beeton, la quale, più che una brava cuoca, era un’ottima giornalista, attinse a varie fonti, una fra tutte il primo libro di cucina inglese destinato ai lettori piuttosto che ai cuochi professionisti: Modern Cookery for Private Families
di  Eliza Acton. In questo libro, la Acton introdusse per la prima volta la pratica, ormai universale, di elencare gli ingredienti prima del metodo e suggerire i tempi di cottura di ogni ricetta.
La mostra londinese espone diverse copie dei libri di Mrs Beeton ed Eliza Acton, accompagnati da suggestivi utensili di cucina, come stampi, rotelle e teglie per torte, colini di rame, ceramiche ed argenterie da tavola, e un martinetto a bottiglia, costruito a Cheapside, e proveniente dalle cucine del pub The Ship Tavern, a Lime Street.
Un’altra celebrità della prima metà del XIX secolo, fu Alexis Soyer, chef del prestigioso Reform Club di Londra. Soyer era davvero famoso, e lo era in senso moderno.  Amava infatti esibirsi ed autopromuoversi, e seppe commercializzare una vasta  gamma di attrezzature da cucina, salse e condimenti, nonché volumi di ricette. Per celebrare l’ascesa al trono della regina Vittoria, preparò una colazione al Reform Club per oltre 2000 persone!
Tuttavia, Soyer voleva anche migliorare la qualità dell’alimentazione tra i poveri.IMG_20150218_090559
Uno dei suoi libri, A Shilling Cookery for the People, è un manuale pieno di consigli pratici, basato sul presupposto che molti lettori non  avrebbero potuto permettersi di seguire ricette complicate o costose. Nella teca della mostra a lui dedicata, troviamo anche un altro libro, The Modern Housewife, combinazione di ricette e suggerimenti, aperto alla pagina illustrata con due torte di mele: una, perfetta, l’aspirazione di ogni cuoco o massaia, l’altra, miseramente afflosciata all’interno, come spesso succede, anche a chi possiede forni modernissimi.
La mostra si chiude con le ristampe anastatiche del volume della Beeton, assieme a ricettari e compilazioni che, della scrittrice vittoriana, portano solo il nome, fino ai libri di cucina di celebrità moderne come Delia Smith, una delle scrittrici più influenti dagli anni ’70 in poi, meritevole di avere introdotto in Gran Bretagna ingredienti ‘esotici’ come il chorizo e lo sciroppo di glucosio. Tempi recenti hanno visto un aumentato interesse per la storia del cibo e della culinaria e vale la pena ricordare che la Guildhall Library possiede la più grande collezione di libri di cucina del Regno Unito, accessibili  gratuitamente tramite un eccellente catalogo online.

Celebrity Cooks: Mrs Beeton and her Contemporaries è aperta fino al 17 aprile. Ingresso gratuito.


Napoleone e gli Inglesi, in mostra a Londra

07/02/2015

IMG_1114Nell’ambito delle celebrazioni per il bicentenario della Battaglia di Waterloo, che vide la sconfitta di Napoleone e la fine di un ventennio di guerre e conquiste, una mostra gratuita, al British Museum, concentra l’attenzione sul modo in cui Napoleone era visto in Gran Bretagna. Le opere si situano cronologicamente tra l’ascesa di Bonaparte come generale dell’esercito francese, nel 1790, e la sua morte, in esilio, sull’isola atlantica di Sant’Elena, nel 1821. Tra il 1797 ed il 1815, il clima politico della Gran Bretagna, con le tasse, il fallimento delle negoziazioni con  la Francia e il rinnovarsi delle ostilità (dal 1803), si rivelò assolutamente favorevole allo sviluppo e alla diffusione della caricatura, mentre al Paese restava un’unica opzione: quella di combattere il nemico fino alla fine, e con ogni mezzo. Il lato interessante dell’epoca napoleonica, risiede probabilmente nel fatto che la forza straordinaria di un solo uomo riunì i destini di tutte le nazioni europee, in una maniera mai esperimentata prima. Le opere esposte, provengono per la maggior parte dalle collezioni del British Museum, ma sono completate da importanti e generosi prestiti, come l’anello e il ritratto provenienti dalla casa-museo di Sir John Soane, gli stendardi francesi catturati a Waterloo, e di norma conservati ad Apsley House, e alcuni pezzi provenienti da collezionisti privati. Tra questi, il busto bronzeo dell’imperatore, realizzato da Antonio Canova.

10947443_10204965379588522_5729936310396433224_oIl ‘Napoleone di Notting Hill, che apre la mostra londinese, dal 1818 si trovava nel parco di Holland House, a Kensington. Sulla base, Lord e Lady Holland avevano fatto inscrivere una frase dall’Odissea di Omero, che si riferiva ad Ulisse, naufragato sull’isola greca di Ogigia, e che rimandava all’eroe esiliato nell’Atlantico (Lasso! che da’ suoi lontano Giorni conduce di rammarco in quella Isola, che del mar giace nel cuore…). Napoleone fu raffigurato nelle caricature del periodo più di ogni altro, superando persino i suoi illustri oppositori, come re Giorgio III e il duca di Wellington. Ecco allora personalità del calibro di James Gillray, William Rowlandson e George Cruikshank, dare vita ad uno stile caricaturale immediato, potente ed espressivo, in cui Bonaparte finisce per rappresentare la Francia stessa, mentre il fisico minuto e magro del generale corso ben si presta al contrasto ridicolo con la corporatura robusta del monarca Giorgio III e, ancor di più, del mitico John Bull, personificazione dell’Inghilterra. I francesi, additati spesso come ‘frogs’, sono rappresentati in una bella caricatura del 1799, dove il coccodrillo corso scioglie il consiglio delle rane, nel famoso colpo di Stato del 18 brumaio (9 novembre). Napoleone, per quello che lo concerneva direttamente, considerava la caricatura dal punto di vista politico, come un mezzo per influenzare l’opinione pubblica. Egli stesso suggeri dei soggetti per  delle caricature al suo ministro della polizia, come testimonia una lettera inviata dall’Imperatore a M. Fouchet il 30 maggio 1805. Da questa missiva, si evince che Napoleone intendeva colpire gli Inglesi ed influenzare i Francesi per mezzo della stampa, ravvivando cosi le ostilità. Tra tutte le caricature prodotte nei vari paesi europei, quelle inglesi sono le piu famose.
crocodileGli artisti britannici conoscevano i gusti dei contemporanei e i loro disegni contengono ancora oggi un alto valore storico. Tra la fine del XVIII secolo e la metà del XIX, le caricature venivano prodotte su un foglio di formato oblungo, con un disegno in bianco e nero, a volte colorato a mano, raramente abbellito con la tecnica dell’acquatinta o della mezzatinta. I disegni venivano acquistati da individui di tutte le classi sociali, per il prezzo di uno scellino o di sei pence. Quando venivano esposte nelle vetrine dei più noti editori (Fores a Piccadilly, Humphrey a St James o Tegg a Cheapside), le caricature attraevano enormi folle, che spesso bloccavano i marciapiedi ed interferivano seriamente con il traffico. La stella della mostra al British Museum, è, senza dubbio, James Gillray, che raffigurò Bonaparte come nessun altro e che introdusse il soprannome di “Little Boney”, con il quale Napoleone divenne conosciuto fino alla sua morte (in realtà, Bonaparte era alto un metro e sessantotto, un’altezza media per l’epoca). La caricatura era solo una delle tante forme in cui Bonaparte venne raffigurato e deriso in Gran Bretagna. Larghissima fu la diffusione di banconote di imitazione, carte fa gioco, cartine per il tabacco, bastoni da passeggio, giocattoli, tazze, brocche e persino vasi da notte! Dopo la famosa sconfitta di Waterloo, nel giugno 1815, il cui campo di battaglia, disseminato di cadaveri, ci viene mostrato nei rari acquerelli di John Heaviside Clark, Napoleone fu esiliato a Sant’Elena. Mentre era detenuto a bordo della HMS Bellerophon, migliaia di inglesi si spinsero fino a Plymouth, per vederlo. Tra loro c’era il pittore Charles Eastlake, che ritrasse Napoleone sul ponte della nave, in posa serena e contemplativa. Paradossalmente, se da un lato il 1815 vide dilagare il trionfalismo, dall’altro si moltiplicarono i sostenitori dell’imperatore decaduto. Del resto, Bonaparte aveva da sempre comandato l’ammirazione dei suoi nemici ed alcune stampe riflettono proprio questa visione ambigua. La mostra si chiude con il calco della maschera funeraria, nella versione del medico Antommarchi, ed altri cimeli interessanti, collezionati dai piu strenui ammiratori inglesi, tra cui Lord Byron e Sir John Soane.


Al British Museum di Londra per “Notte al Museo 3″

01/02/2015

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In questi giorni, nelle sale italiane, si proietta il terzo capitolo della popolarissima saga “Notte al Museo”, in cui Larry Daley, interpretato da Ben Stiller, è il guardiano avventuroso, che, per permettere alla magia notturna di continuare a fluire e dar vita ai tanti personaggi del Museo, si reca in missione oltreoceano, approdando al British Museum. Per realizzare il film, inizialmente la troupe ha lavorato nel museo londinese per tre notti. Il resto delle scene sono state girate in Canada, in un set appositamente costruito a Vancouver. A parte gli oggetti della collezione, e le maniglie di ottone, che distinguono l’istituzione londinese, il layout e lo stile del museo sono stati quasi del tutto sovvertiti, in modo da mantenere l’estetica delle pellicole precedenti. Così, solo la sala del Partenone e la Great Court corrispondono alla realtà. I film makers hanno trascorso parecchio tempo a fare scansioni 3D di oggetti della collezione del British Musuem, che hanno in seguito ricolorato e ridimensionato, per farli risaltare sul grande schermo.

Ovviamente, ci sono differenze significative tra il museo vero e quello del film. Per esempio, dal 1899 non ci sono più scheletri di dinosauri, perché le collezioni furono trasferite al Museo di Storia Naturale di South Kensington. Tuttavia, nella sala dedicata all’Illuminismo, il British Museum conserva ancora un teschio di Ictiosauro, raccolto dalla celebre paleontologa Mary Anning.
Gli elefanti Kakiemon, che, nel film, scorrazzano nella Great Court, sono stati ingigantiti. Li potete ritrovare nei loro più rassicuranti 35 centimetri di altezza, nella sala 33 del celebre museo londinese. Nella stessa sala, sono custoditi anche gli uccelli dorati, i Garuda della fede induista, che nel film aiutano i protagonisti a combattere il mostro a nove teste Xiangliu.
Non si può esplorare la tomba di Ankhmenrah, tuttavia, il museo è famoso per la cospicua collezione egizia, che include molti sarcofagi e centinaia di mummie.
Nel film compaiono elementi di pura finzione, come il demone serpente, un corridoio medievale e nientemeno che il mitico Sir Lancillotto!
Ma questo è il bello del cinema, che permette di dare vita a sogni e leggende. Il bello dei musei, invece, è che gli oggetti ci fanno rivivere un passato lontano e ci fanno conoscere civiltà ed esperienze lontane.

Se vi recate a Londra, scaricate l’applicazione gratuita basata sul film per aiutarvi a esplorare il British Museum, potrete anche partecipare ad un concorso per vincere una vera notte al museo!


Un albergo ricco di storia e di segreti, nella City di Londra

24/01/2015

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In era vittoriana, la costruzione di ferrovie che collegassero Londra, cuore dell’Impero, a destinazioni tanto numerose quanto, a volte, molto distanti, era simbolo, non solo di efficienza e capacità ingegneristiche, ma anche la dimostrazione di come il treno fosse divenuto il principale, privilegiato e più veloce mezzo di trasporto. Non deve stupire, dunque, che nel 1894, venisse costruito un lussuosissimo albergo proprio a fianco della stazione di Liverpool Street. Il Great Eastern Hotel, era perfetto per quei ricchi ed esigenti viaggiatori, che necessitassero di un accesso rapido alla City.
L’albergo, disponeva addirittura di un binario speciale, non solo per il rifornimento di provviste, ma anche per il trasporto di acqua di mare (da Harwick, in Essex) destinata alle sue dodici sale da bagno. Progettato dai fratelli Edward Middleton Barry e Charles Barry Junior, il Great Eastern Hotel era il prodotto di un’epoca destinata ad essere spazzata via dal boom del turismo di massa, dall’avvento delle automobili e dai cambiamenti nel modo di viaggiare. Decaduto nel tempo, fino a divenire un fatiscente albergo ad ore, nel 1996, il vetusto edificio fu salvato dalle demolizioni, grazie all’intervento dello studio di architettura Mansel Practice. Alleggerita la struttura, inserita una nuova lobby e aumentato il numero delle camere (e dei bagni), oggi l’albergo è un hotel cinque stelle che ritiene molte delle caratteristiche originali. L’Andaz Hotel, così è stato rinominato il Great Eastern, vale la pena di essere visitato, specialmente per un brunch, un afternoon tea o un cocktail in quella che era la splendida sala da ballo del precedente albergo, costruita nel 1895, e dotata di una bellissima cupola di vetro, sopravvissuta miracolosamente intatta. L’hotel custodisce anche un particolarissimo ambiente segreto: una loggia massonica, risalente al 1912, e riscoperta solo durante i lavori di ristrutturazione. La stanza, che abbiamo avuto la fortuna di visitare, grazie alla gentilezza dello staff, è priva di finestre, richiama lo stile di un tempio greco ed è decorata lussuosamente, con dodici tipi di marmi italiani, finiture in mogano, candelabri di bronzo, lampade di alabastro, ed uno stupefacente soffitto stellato, con i segni dello zodiaco. Le logge massoniche erano molto in voga tra i gentiluomini dell’ottocento, quindi non deve sorprendere la presenza di questo ambiente in un hotel di lusso, costruito, tra l’altro, grazie ad esponenti della loggia. La sala segreta è oggi prenotabile per eventi privati, cene e riunioni, ed è solitamente aperta al pubblico, con visita guidata, durante l’annuale appuntamento di London Open House.
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