In gratiam regressa sum

roma 2007

Tornata alla vita frenetica londinese, la parentesi assolata e spensierata nella Città Eterna si perde già in nebulosi frammenti, dagli spazi temporali incerti.
Come in una medaglia rinascimentale, ci sono un recto e un verso: la poesia di una fontanella davanti ad un muro scrostato e le anomalie di un vivere sacrificato alla disorganizzazione, la bellezza della rude saggezza popolare, e la barbarità vacua e volgare di inutili saccenti. C’è stato l’incontro col Pacomino fotografo, su cui molti hanno ricamato e insinuato nei giorni scorsi, suggellato da un bel piatto di bucatini, per la gioia e l’invidia dei mancati partecipanti.
In 5 giorni non sono mancate primaverili visioni da cartolina, come le azalee a Trinità dei Monti, l’oculo della cupola delle Terme di Diocleziano, l’erma all’Isola Tiberina e la scalinata del Campidoglio, quella che c’ha tarmente tante scale che quanno ce se va a sposà c’è sta tempo pe’ aripenzacce!
E poi… il rovescio della medaglia.
Ad esempio, martedì sera sono finita in un vernissage terrificante, dove una nutrita selezione di nobili, presenzialisti, vips, attorucoli e attricette, presentatori tivvu’, vecchie signore tirate a lifting, supponenti critici e tronfi artisti, si aggiravano in stanze liberty arraffando drinks e cibarie e sorridendo senza imbarazzo all’inviato di CAFONAL, senza curarsi minimamente delle foto vintage appese al muro. Eravamo solo in 4 comuni mortali, vestiti casual (molto casual) e in fuga dopo qualche lillipuziana tartina annaffiata da prosecco. Roma sembra dunque restare provinciale e decadente, legata al passato. L’arte coraggiosa c’è, ma non scuote minimamente quella da salotto, le teorie son fatte da vecchi, coi paraocchi, e l’ignoranza dilaga, a discapito del senso civico.
Alla mostra di Albrecht Dürer l’onorevole se ne fregava di spegnere il cellulare, perché aveva il Presidente in linea, mentre due sbarbatelli, che d’intellettuale avevano solo gli occhiali, liquidavano ad alta voce il Bacchino di Caravaggio [autoritratto dell’artista, reduce dall’Ospedale della Consolazione] come l’effige di "uno di quei teste di cazzo che si scopava lui" sìc
Alla fine torno in terra angla e che vi devo dire, da un lato (testa) mi dispiace, ma dall’altro (croce) provo un certo sollievo…

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