La finestra sul cortile

Courtyard at the Rubenhuis

Questa è una storia a lieto fine, un buon esempio da seguire e un’occasione per passare un pò di tempo in mezzo a delle cose belle, lontani dalla pioggia e dal rumore, e, cosa che non guasta, senza pagare un penny.  Dopo secoli di oblio in cantine umide, oscuri ripostigli, angoli polverosi e mal frequentati, nonché sotterranei e depositi di musei di provincia, grazie a tre anni di ricerche e agli sforzi di 25 art detective, sono stati localizzati ben 8000 dipinti perduti. Otto di essi sono ora esposti alla National Gallery, in una mostra dal titolo: Discoveries: New Research into British Collections. Si tratta di icone medioevali, capolavori del Rinascimento, e meraviglie dell’Illuminismo, lavori di alta qualità artistica e grande importanza storica, finalmente salvati dal dimenticatoio e da secoli di indifferenza. Sarebbe bello se anche in Italia ci fossero i mezzi e la volontà di fare qualcosa di simile per tutti quei quadri sepolti nei depositi (che sono tantissimi), per tutti quei dipinti ignorati, trafugati, offesi dal tempo e dall’incuria, che magari si stanno scrostando lentamente in sale polverose e vuote…

Il progetto presentato alla National Gallery è stato avviato dall’Università di Glasgow e il Birkbeck College di Londra perché molti musei regionali in Gran Bretagna non dispongono di fondi sufficienti ad investigare le proprie collezioni. Inoltre, le ricerche effettuate in questi anni sono confluite in un database, The Visual Arts Data Service (VADS), che raccoglie circa 22000 opere della pittura Europea, realizzate tra il XIII e XX secolo. Uno dei pezzi forti in mostra a Londra è un olio del XVII secolo, proveniente dalle collezioni del Buckinghamshire County Museum, che raffigura la casa del pittore Rubens. L’incredibile storia di questo quadro, dipinto molto probabilmente dal fiammingo Anton Gunther Gheringh (1620–1668), risiede nel fatto che per molti anni era rimasto appeso alle pareti di un riformatorio e i detenuti lo avevano utilizzato nientemeno come bersaglio per freccette (!!!) riducendolo ad un colabrodo. Negli anni ’80 il dipinto fu rinchiuso in un deposito del comune e là rimase fino alla recente riscoperta e al meticoloso restauro che lo ha riportato al suo originario splendore. Vale la pena riservargli una visita tra un impegno e l’altro, e poi, se vi spingete fino alla stanza 38, potrete anche ammirare una nuova acquisizione della Galleria, un quadro di Giovanni Paolo Panini raffigurante la piazza di Montecitorio nel 1743-4.

8 thoughts on “La finestra sul cortile

  1. Piazza Montecitorio, solo leggerlo e pronunciarlo mi fa sorridere. Bella la casa di Rubens,anche solo vista dal tuo blog. Ammetto che alcuni dipinti ad olio, quando sono troppo cupi mi procurano uno strano senso, mi tolgono il respiro, mi fanno sentire claustrofobica…e mica sono normale io sa’. Se penso ai bellissimi dipinti a San Luigi dei Francesi di Caravaggio…per quanto belli, ecco si mi mettono ansia! Mentre per esempio Raffaello anche se usava i colori ad olio sapeva dosare bene gli scuri e i punti luce…va bhe magari sto dicendo un sacco di puzzonate. Comunque come sempre well done, avere a che fare con i musei, e’ quanto di piu’ istruttivo ci sia per l’essere umano

  2. Per rispondere a Monzia, il dipinto non è arrivato in riformatorio, semplicemente faceva parte dell’arredo di Denham Court Mansion, una grande residenza signorile di campagna, edificata nel XVIII secolo intorno ad un nucleo più antico, risalente al medioevo. Nel 1935 Denham Court cessò di esistere come residenza privata e cadde in declino. E’ a questo punto che la casa fu utilizzata come riformatorio.
    Oggi la proprietà è stata acquistata e restaurata dalla compagnia giapponese Asahi Breweries Ltd, che ne ha fatto un Golf Club di lusso.

  3. Buongiorno! ^^ Bello e interessante questo tuo blog, che ho scoperto per caso.
    I magazzini dei musei sono un universo multiforme e, per molti versi, misterioso. Lo posso dire perchè curo le collezioni di un piccolo museo.
    Proprio in queste settimane sto seguendo il restauro di un quadretto neroneronero recuperato tra la polvere del deposito in stato quasi larvale. Ma c’era della qualità lì dentro, infatti una firma sta venendo fuori, anche piuttosto prestigiosa. Martedì sarò nel laboratorio di restauro e vedremo un po’..
    Non so se lo sai, ma una delle massime che girano nel mio ambiente è che le maggiori scoperte archeologiche non avvengono sotto terra ma nei depositi dei musei. Figurati poi le sorprese storico-artistiche!
    Abbraccione.
    Die

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