La Natura, tra pennelli e computer

Telopea Speciosissima_Watling collection © Natural History Museum

Telopea Speciosissima, Port Jackson Painter
Watercolour, c1788 - 1797, © Natural History Museum


Nel retaggio immemoriale di visitatori e turisti, il Natural History Museum è ricettacolo di animali impagliati e, soprattutto, scheletri di dinosauri. Tuttavia, con 70 milioni di reperti che spaziano dalla botanica, alla mineralogia, all’entomologia, il museo londinese ha molto di più da offrire a chi sceglie di avventurarsi tra le sue volte neo-romaniche. Anche se l’imponente  corpo principale è della fine dell’ottocento, e la fantastica decorazione naturalistica delle piastrelle sembra confutare le teorie evolutive Darwiniane, il museo ha saputo aggiornarsi ed evolversi nel tempo, con l’aggiunta di una sezione moderna dedicata alle ricerche e all’educazione (Darwin Centre), la ridisposizione dei reperti impagliati e la ripartizione delle sale espositive secondo quattro zone colore. Nella zona blu, passati i dinosauri ed il negozio dei bambini, si trova una sala molto interessante, specialmente per chi si occupa di disegno naturalistico. Images of Nature presenta al visitatore un ricco archivio visivo di oltre un centinaio di opere, realizzate negli ultimi tre secoli. Stampe, acquerelli, diari scientifici e dipinti sono qui affiancati da foto, immagini digitali, microtomografie e postazioni interattive. La sala è totalmente accessibile, offrendo al pubblico guide in braille o stampate in grande formato e anche un’audioguida gratuita, scaricabile dal sito, per una visita complessiva di circa 50 minuti. Oltre alle collezioni permanenti, ‘Images of Nature’ ha uno spazio dedicato a mostre temporanee, con rotazioni trimestrali. Per loro natura, i materiali cartacei e dipinti, sono sensibili alla luce e molto fragili, quindi non è possibile esporli per lunghi periodi di tempo.  La mostra temporanea di quest’anno è dedicata all’arrivo della Prima Flotta Britannica sulle coste australiane. Nel 1788, 11 navi, per un totale di circa 1,400 persone, tra passeggeri ed equipaggio, raggiunsero l’Australia per fondare la prima colonia.  Al seguito della flotta, viaggiava anche un team di artisti, che si dedicò a ritrarre flora e fauna. Tra essi, il più valente ed accurato, era Thomas Watling (c1767-1797), giunto nella colonia come convitto (era talmente versato nel disegno che non sorprende fosse stato condannato come falsario). La collezione Watling è preziosa nel suo genere anche perche l’unica a rappresentare, in varie illustrazioni a penna ed acquerello, usi e costumi della comunità aborigena degli Eora.  Nella sala ci sono anche le installazioni dell’artista in residenza Daniel Boyd. I suoi lavori investigano quello che la collezione racconta oppure omette riguardo i primi anni della colonizzazione e i rapporti tra coloni e popolazioni aborigene. Oltre ai punti interattivi dedicati alla mostra speciale, ci sono anche due postazioni Nature Plus, con archivi audiovisivi e collezioni online. E’ disponibile una card gratuita con un codice a barre, da scansionare nell’apposita macchinetta. Tramite questa scansione, si possono salvare gli archivi di proprio gradimento in un account personalizzato, accessibile comodamente da internet, per essere in grado di sfogliare le collezioni di disegni o rivedere i video più interessanti, anche dal divano di casa.

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