Marble Hill, un’elegante villa settecentesca

img_20160724_201031.jpgNel XVIII secolo, poco più a ovest di Richmond, le rive del Tamigi consistevano di prati ed orti, qua e là punteggiati da piccoli villaggi, come quello di Twickenham. In queste zone, bucoliche e tranquille, da quando era stata stabilita la residenza reale di Hampton Court, era divenuto di moda, tra i nobili, farsi costruire ville di lusso, lontano dai miasmi e dal trambusto della città. Queste residenze erano facilmente raggiungibili via fiume. La barca, infatti, restava il mezzo privilegiato per chi non voleva subire il disagio delle strade di Londra e la tortura di lunghi e massacranti viaggi in carrozza.

Verso il primo trentennio del Settecento, in opposizione al barocco, cominciò ad affermarsi il gusto per un’architettura più semplice e lineare, ispirata allo stile classico di Vitruvio e ai disegni dell’architetto veneto Andrea Palladio. I suoi libri sull’architettura circolavano a Londra in edizioni economiche e gli architetti, quelli che potevano viaggiare, si recavano in Italia per studiare le sue opere dal vivo.
Non sorprende, dunque, se anche l’amante di re Giorgio II, Henrietta Howard, contessa di Suffolk, si fece progettare la casa da Colen Campbel, architetto fondatore del neopalladianesimo. I disegni realizzati da Campbel per Marble Hill differiscono dall’edificio costruito tra il 1724 e il 1729 per Henrietta. Molto probabilmente il progetto iniziale per la casa fu modificato per contenere i costi. Marble Hill House è una residenza molto fine, che, assieme alla vicina Chiswick House, in costruzione negli stessi anni, scatenò un vero e proprio entusiasmo per il palladianesimo, che divenne lo stile  ‘georgiano’ per eccellenza, sia in Gran Bretagna che in America, soprattutto per le grandi tenute di campagna o delle ricche piantagioni.

img_20160724_201132.jpgHenrietta Howard, figlia di un baronetto del Norfolk, era rimasta orfana in tenera età ed aveva contratto un matrimonio infelice con il violento e dissoluto figlio del conte di Suffolk. Separatasi di fatto, e divenuta dama di compagnia della principessa di Galles, ben presto, con il beneplacito della padrona, assunse il ruolo di amante ufficiale del futuro re Giorgio II. Henrietta fu donna di grande personalità, che seppe circondarsi di amicizie importanti, come il poeta Alexander Pope, lo scritttore Jonathan Swift ed il drammaturgo John Gay. Henrietta, stanca di intrighi ed invidie, ed intuendo una certa freddezza da parte del regale amante, abbandonò la corte nel 1733 e si ritirò nella pace idilliaca di Marble Hill House. Fu in questo luogo, lontano dagli obblighi della vita ufficiale, che passò il resto della sua vita. Sappiamo che fu felicemente sposata al politico George Berkeley e che, in vecchiaia, strinse amicizia con Horace Walpole, il quale stava costruendo la sua villa neogotica, Strawberry Hill, dall’altro lato di Twickenham. Henrietta morì a Marble Hill nel 1767 e la sua casa passò a vari inquilini illustri, tra cui Lady Fitzherbert, amante (e moglie illegale) del futuro re Giorgio IV, ed il deputato Jonathan Peel, fratello del Primo Ministro, Sir Robert Peel. Dilapidata e poi abbandonata, alla fine dell’Ottocento Marble Hill rischiava la demolizione. Fortunatamente, la strenua opposizione dei residenti ed una legge ad hoc del Parlamento, promulgata nel 1902, fece della tenuta e della villa un’area protetta ed aperta al pubblico.
La villa, tuttavia, dovette attendere fino al 1965 per essere restaurata e riportata all’antico splendore settecentesco. English Heritage, che la gestisce dal 1986, ha in seguito recuperato parte dell’arredamento originario, come i paraventi di lacca cinese, i tavoli dal gusto esotico, le belle tele con i capricci  di Giovanni Paolo Pannini e una serie di pregiati ritratti, tra cui quello di Henrietta, commissionato da Alexander Pope e dipinto da Charles Jervas, nel 1724.
La dama appare vestita semplicemente, priva di gioielli e con i capelli sciolti, a simboleggiare una donna della ragione nell’età del razionale palladiano. Ma, proprio come l’interno della sua casa, pieno di colori e cineserie, la semplicità dei modi di Henrietta, patrona delle arti ed intellettuale di talento, fu animato da vivacità ed esotismo.

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