I 350 anni del Grande Incendio di Londra

img_2089.jpgNelle prime ore del 2 settembre 1666, complici un’estate secca e un vento molto forte, dal forno della panetteria di Thomas Farriner, in Pudding Lane, si sprigionò uno degli incendi più distruttivi nella storia dell’Europa occidentale.
Il Grande Incendio di Londra rase al suolo 13.000 abitazioni, 87 chiese, la cattedrale di St Paul’s e quattro quinti della città.
Il Museum of London, in occasione dei 350 anni da quel terribile evento, ha messo in mostra una rievocazione interattiva dell’Incendio e delle sue conseguenze.
L’esposizione è pensata sia per gli adulti che per i bambini, affiancando a dipinti, manufatti, documenti e reperti archeologici, spazi accattivanti, dove maneggiare oggetti, provare costumi, immaginarsi architetti, combattere il fuoco per mezzo di un videogame ed osservare l’evolversi dell’Incendio grazie alla mappa proiettata su di un enorme pezzo di pane.
Pudding Lane, ricostruita virtualmente all’inizio della mostra, faceva parte di un reticolo di stradine e vicoli maleodoranti, con case di legno dalle facciate aggettanti, vicinissime l’una all’altra. Molti degli occupanti erano commercianti che trattavano merci infiammabili come pece, olio, canapa, lino, legname e carbone.
Dal sottofondo di suoni e rumori, si leva il crepitio sempre più forte e fragoroso delle fiamme, interrotto qua e là da commenti illustri, di chi fu testimone del momento, come John Evelyn e Samuel Pepys. Quest’ultimo ci racconta di vetro fuso dal calore, piccioni senza più ali in caduta libera, gatti malconci tratti in salvo dai camini, infermi portati via sulle loro brande, gente in fuga che salvava quello che poteva: forzieri, vivande, libri, virginali. Lo stesso Pepys scavò un buco in giardino, per salvare dalle fiamme bottiglie di vino, documenti e una prelibata forma di parmigiano! Gli scavi archeologici condotti a Pudding Lane e in altri luoghi della City, hanno restituito chiavi, uncini ed utensili fusi assieme dalle alte temperature, ceramiche bollite ed annerite dalle fiamme, materiali irriconoscibili, che si possono toccare, esplorare sotto le lenti di un microscopio, individuare ai raggi x.
I mezzi per spegnere l’incendio erano piuttosto rudimentali, si andava dai secchi ai bastoni uncinati, dalle pistole ad acqua alle botti di legno montate su ruote, antesignane delle moderne autopompe. Forse, la soluzione più drastica ed efficace, fu quella di far saltare in aria le case con la polvere da sparo, per tagliare l’avanzata delle fiamme. Tuttavia, il calare del vento, fu determinante e facilitò soldati ed ausiliari nell’opera di spegnimento.
Nonostante l’enorme portata della catastrofe, il Re Carlo II, il governo, la città e i londinesi stessi, reagirono con coraggio e pazienza, affrontando le perdite con spirito positivo. La seconda parte della mostra si concentra sulla ricostruzione, con una serie di documenti vari, tra cui proclami, piante, disegni, stampe e missive.
Una speciale legge emanata dal Parlamento (Rebuilding Act 1666) assicurò che la ricostruzione della città di Londra avvenisse secondo regole anti-incendio, con l’obbligo di utilizzare pietra e mattoni per case ed edifici. La città, nonostante progetti urbanistici ambiziosi e di vario genere, risorse più o meno seguendo il tracciato del tessuto medievale. Un secondo Rebuilding Act, nel 1670, prevedeva la ricostruzione di St. Paul’s e cinquantuno chiese. Christopher Wren, assistito da Robert Hooke ed altri architetti e mastri muratori, fu responsabile del progetto. Non solo il tessuto urbano, ma anche l’orizzonte della città cambiò significativamente, e vide il sorgere di una selva di torri e campanili, tutti diversi, oltre alla maestosa cupola della cattedrale. Questa nuova città fu molto ammirata dal dottor John Woodward, medico e antiquario, il quale, nel 1707, scrisse che il Grande Incendio, seppur disastroso, si era rivelato una benedizione sotto mentite spoglie.
Degli edifici post-incendio, purtroppo, oggi non ci rimane molto: alcuni furono demoliti dai vittoriani, moltissimi altri distrutti dalle bombe della Seconda Guerra Mondiale. A memoria del Great Fire, restano il Monument, eretto per commemorare l’incendio, alcune sale delle Compagnie di Livrea, qualche sparuto edificio civile, ed una parte delle chiese progettate da Wren, tra cui, soprattutto, la magnifica cattedrale di St. Paul’s.

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