A Londra, una mostra sul paesaggio romantico

19/03/2014

FohrTra la fine del XVIII e la prima metà del XIX secolo, cambiano sostanzialmente le modalità di rappresentazione del paesaggio. Se prima ci si affidava alla memoria per ricostruire delle quinte sceniche idilliache o delle vedute di fantasia, adesso, la prima generazione di pittori romantici, inizia ad affidarsi ad un’attenta osservazione della natura, dipingendo all’aperto. E’ uno slittamento lento, graduale, parallelo ad una nuova estetica del paesaggio, che promuove la rappresentazione di una natura intrisa di immaginario poetico. Un paesaggio romantico, che alterna la quiete del pittoresco alle turbolenze del sublime, e che viene riassunto mirabilmente in una piccola, ma esauriente mostra, allestita alla Courtauld Gallery.
A Dialogue with Nature, in programma fino al 27 aprile, nasce in collaborazione con la Morgan Library & Museum di New York e passa in rassegna 26 lavori di artisti inglesi e tedeschi, attivi tra il 1760 e il 1840.
L’esposizione ci rivela come, in Germania e Gran Bretagna, il dialogo con la natura si sia sviluppato in direzioni convergenti, seppur caratterialmente dissimili: una forte attenzione per i dettagli nei pittori tedeschi, una propensione al pittorico negli inglesi.
Verso la fine del Settecento coesistono ancora due scuole di pensiero: Thomas Gainsborough e Alexander Cozens prediligono la composizione dettata dalla memoria e realizzata in atelier; John Robert Cozens e Jacob Philipp Hackert sono, invece, tra i pionieri del lavoro en plein air. Questi sono anche gli anni del “Grand Tour”, il viaggio d’istruzione in Europa, e John Robert Cozens si reca in Italia, grazie al mecenatismo del collezionista Richard Payne, per il quale realizza vedute romantiche, come il tempio di Cecilia Metella (1778) o le rovine di Salerno (1782).
A volte, come nel caso di Paul Sandby, è la formazione di topografo militare a spingere verso una visione realistica del paesaggio. In Old Windsor Green (1762), si ammirano il meticoloso disegno a matita, che traspare attraverso mani leggere di acquerello, e larghe pennellate di grigio, che delineano le ombre.
L’osservazione della natura si spinge oltre, alle caratteristiche transienti di luce e atmosfera, come nelle nuvole. Tra il 1810 e il 1822 John Constable produce numerosi schizzi in olio e grafite, che tradiscono non solo immediatezza, ma anche uno studio del fenomeno, con meticolose annotazioni a penna. Sullo stesso piano, si attestano i 150 studi, realizzati con gesso bianco su carta blu, dal tedesco Johann Georg Von Dillis.
Quest’ultimo, davvero un pioniere della pittura ad olio en plein air, produce un piccolo, bellissimo quadro,  che esplora le linee di un faggio, nei giardini all’inglese di Monaco (1811).
Nella decade successiva, l’evocazione di una risposta emotiva da parte dello spettatore, si accentua nella rappresentazione antropomorfica degli alberi, come in Samuel Palmer o Karl Friedrich Lessing; oppure nei paesaggi notturni di Caspar David Friedrich.
Nel dipingere il lago di Lucerna, nel 1841, William Turner dà prova di essere ormai più interessato a catturare i mutevoli effetti di luce e i fenomeni atmosferici, che soffermarsi sui dettagli.
Alla fine del primo trentennio dell’Ottocento, gli schizzi del noto musicista Felix Mendelssohn Bartholdy , che, nel tempo libero, si diletta con profitto nel disegno, dimostrano come la rappresentazione del paesaggio, secondo i dettami dell’immaginario romantico, sia ormai codificata e assorbita.
Sarà il punto di partenza per nuove avventure, dalle istanze realistiche della scuola di Barbizon alle percezioni cromatiche degli Impressionisti.


Nei cortili di Fleet Street…

12/03/2014

IMG_3575Ora che la primavera è tornata, è un piacere riprendere i miei vagabondaggi. In una calma domenica mattina me ne sono andata in giro con il naso per aria e una guida rossa Ward Lock & Co del 1925-1926 in tasca. La casa editrice Ward, Lock & Co ebbe inizialmente il suo quartier generale a Fleet Street e successivamente a Salisbury Square. Dopo che, nel dicembre del 1940, le bombe avevano distrutto la sede di Warwick House, l’azienda si trasferì a Chancery Lane e poi a Piccadilly. Alla ricerca di atmosfere nascoste, ho peregrinato per quello che, fino al 1980, era il famoso centro giornalistico di Londra. Oggi, Fleet Street racconta la storia della stampa e dell’editoria attraverso targhe sul marciapiede, cartelli fantasma e cimeli dimenticati. Ma il passato non sembra poi così remoto ogni volta che sfoglio la mia guida rossa. La maggior parte dei luoghi di interesse sopravvivono ancora oggi, nonostante la Seconda Guerra Mondiale, opere di riqualificazione urbana e traslochi. I piccoli vicoli immediatamente alle spalle del traffico e del rumore di Fleet Street sono una vera scoperta. Essi accolgono il viandante attraverso aperture strette e scure, sorprendendone i sensi con una sinfonia di vecchi mattoni, bianche cornici e modestia settecentesca. La prima tappa è a Crane Court. Questo vicolo sonnolento, vide le prime riunioni della Royal Society (1710-1780) e fu attraversato dalle menti illuminate di Joseph Banks, Hans Sloane e Benjamin Franklin, che si qui si dilettarono in vivaci dibattiti, contribuendo ai progressi scientifici. Anche il primo quotidiano britannico, il Daily Courant, vide la luce a questo indirizzo, nel 1702. Una caratteristica casa a schiera, con le pareti di mattoni rossi e le bianche finestre arretrate rispetto alla facciata, porta la firma di Nicholas Barbon, speculatore finanziario ed importante costruttore nella Londra del XVII secolo. Più avanti, Red Lion Court è un passaggio tranquillo a pochi passi da Fetter Lane. I suoi edifici in mattoni hanno assistito alla nascita del primo carattere tipografico sans-serif (William Caslon IV, 1816) e alla pubblicazione di periodici classici e traduzioni dal latino e dal greco ad opera di Abraham Valpy (1822 -1837). Seguendo i muri anneriti e poi girando a destra si può raggiungere Gough Square, dove, al n.17, sorge un raffinato esempio di casa di città della fine del XVII secolo. IMG_3580Fu in questo edificio, oggi un museo, che, tra il 1748 e il 1759, visse il dottor Samuel Johnson. La casa è un viaggio in se stessa e merita una visita, con i suoi pannelli scuri, le goffe scale, i manoscritti e i ritratti, le stampe e il servizio da tè, i divisori in legno e la grande soffitta, dove il famoso Dizionario vide la luce. Il dottor Johnson era un appassionato di Londra e della vita, di poesia e letteratura, ma anche del suo gatto, Hodge. James Boswell, biografo di Johnson, ci dice che quell grand’uomo “soleva uscire a comprare ostriche, per timore che i servi avessero qualche problema e dovessero prendere in antipatia la povera creatura”. IMG_3581Hodge è stato immortalato in una statua di bronzo, di fronte alla casa. “Un bel gatto davvero” seduto sul celebre Dizionario, con un paio di gusci di ostriche vuoti al lato. Il dottor Johnson e la sua cerchia probabilmente percorrevano la breve distanza da Gough Square a Wine Court Office, per bersi una pinta al Ye Olde Cheshire Cheese, una taverna costruita nel 1667, immediatamente dopo il grande incendio di Londra. Il pub resta in piedi ancora oggi ed è assai caratteristico, per gli interni cupi e pittoreschi, frequentati nel tempo da avventori del calibro di Charles Dickens e Arthur Conan Doyle. Un’altro personaggio la cui memoria si lega al locale, fu Polly, un pappagallo grigio. Il pennuto, all’inizio del secolo scorso, era celebre per le battute insolenti e l’impareggiabile imitazione dell’esplodere di tappi di bottiglia. Morì quarantenne di polmonite, nel 1926, anno in cui la mia guida rossa usciva in libreria. E il cerchio si chiude.


Crossrail: nuovi ritrovamenti

28/02/2014

IMG_3519Abbiamo già parlato del progetto Crossrail, una linea ferroviaria sotterranea ad alta velocità e capacità, che collegherà Londra al nord, est e ovest della regione, connettendosi a stazioni della metropolitana già esistenti e inaugurandone di nuove. La costruzione di Crossrail combacia con uno dei più vasti programmi archeologici, che prevede indagini approfondite su ogni cantiere, prima della costruzione delle stazioni centrali. Le ricerche vengono condotte per comprendere l’impatto del progetto sulle strutture pre-esistenti ed è un’opportunità eccezionale per scoprire cosa si cela sotto le strade della città.
Fin qui, gli archeologi del Museum of London hanno riportato alla luce reperti di ogni genere: dalle ossa di animali preistorici, ai manufatti della Londinium romana, dalle sepolture della Peste Nera alle suppellettili di epoca elisabettiana, fino alle infrastrutture industriali vittoriane.
Dopo l’esposizione del 2012, una selezione di recenti ritrovamenti è attualmente in mostra presso il Centro Informazioni Crossrail a Tottenham Court Road. Fino al 15 marzo, sarà possibile ammirare più di 50 reperti, tra cui dei teschi di epoca romana, un’urna cineraria (che, al momento della scoperta, conteneva ancora dei resti), monete di epoca imperiale, selci del mesolitico, ceramiche Tudor, una scarpa rinascimentale, una lapide seicentesca, proveniente dal Bethlem Royal Hospital (Bedlam), un vasetto di unguento al mercurio per le malattie veneree, e una robusta catena proveniente dal cantiere navale di Thames Ironworks a Canning Town.
La mostra prevede anche un ciclo di conferenze gratuite, limitate a 50 posti, tenute da archeologi che hanno lavorato al progetto Crossrail.

Portals to the Past
Crossrail Visitor Information Centre
16-18 St Giles High Street,  WC2H 8LN
Orari: martedì e giovedì 11:00-19:00; mercoledì 11:00-17:30; sabato 10:00-17:00.
Ingresso: gratuito


Jane Austen ai tempi dell’iPad

23/02/2014

regencyloveTediata e fiaccata da una noiosa influenza, ho deciso di scaricare un’app iOS sul mio iPad e la scelta è caduta su Regency Love. Sviluppato dal team australiano Tea for Three Studios, questo gioco di ruolo interattivo si basa essenzialmente sul dialogo. Essendo appassionata del periodo Regency, e avendo letto le pagine di Jane Austen, ho pensato di provare in virtuale a trasformarmi in una signorina del XIX secolo ed entrare in un mondo molto formale e codificato. Mi sono creata un avatar e ho iniziato la mia avventura, ahimè, con scarsissime (se non pessime) doti di ricamo, musica, ballo, equitazione, disegno e lettura. L’obiettivo del gioco è quello di affinare le mie doti, sviluppare il carattere e, man mano, partecipare ad occasioni sociali in cui incontrare l’equivalente di un signor Darcy, conversando amabilmente con altre signore, e schivando con eleganza i ficcanaso e i perditempo. Per progredire e accumulare punti (o motivazioni) con cui diventare rinomate nel disegno o provette nella quadriglia, si risponde a domande di storia sociale sull’Inghilterra georgiana oppure si completano passaggi di citazioni dai romanzi della Austen, a cui sono state sottratte una o due parole chiave.
C’è una mappa di tutti i luoghi in cui si può scegliere di andare – casa, Dunnistone Manor, Bosco, città, parco, Lampton Hall, Castoridge Court e Thornleigh. Alcuni luoghi sono bloccati e aprono via via le loro porte grazie ad un certo punteggio nella danza o nel ricamo, non impossibili da raggiungere. Quando si incontra un personaggio, durante la conversazione c’è la possibilità di interagire scegliendo tra varie frasi o atteggiamenti da sostenere. Ciò che si sceglie di dire o non dire agli altri, avrà un impatto sulla storia. Ho trovato molto strano formarmi delle opinioni, ma doverle celare nella cortesia. Spesso, ho avvertito tensione tra quello che avrei veramente voluto dire e cosa invece ho ritenuto fosse più auspicabile per l’epoca ed il mio personaggio. Sono riuscita a non comparire volgare o irritabile, ma amabile, sensibile e di spirito. Basta una risposta un po’ più moderna o distratta data al corteggiatore o all’interlocutore di turno, per risultare troppo frivole o audaci e rasentare lo scandalo. In generale, mi sono divertita a diventare un’esperta di pittura, mentre affinavo le mie conoscenze letterarie e imparavo a galoppare tra boschi e vallate. Ho anche camminato largamente tra parchi e giardini, fatto compere in città, frequentato cene e balli, ricevuto amici e corteggiatori per il tè. Al primo tentativo, dopo alterne vicende, e commettendo un solo passo falso (accettare un giro a cavallo senza chaperon), ho conquistato il cuore del signor Ashcroft, non senza aver ignorato altri gentiluomini e sostenuto l’attacco di gelosia del signor Curtis, che ho messo debitamente alla porta. Al secondo round, invece, ho decisamente evitato il signor Ashcroft e conquistato il difficilissimo e crepuscolare signor Curtis, ignorando la sua iniziale scontrosità, e anche qui commettendo un solo passo falso, che però è servito a finire i miei giorni nello Yorkshire, leggendo libri e filosofeggiando con il mio sposo. Per ogni storia a lieto fine, il gioco si conclude con un epilogo e un riassunto delle scene salienti, che, volendo, si può salvare.  Peccato che l’app sia solo destinata ad un pubblico femminile, sarebbe stato interessante intrattenersi nel ruolo di un gentiluomo, tanto per cambiare, e magari, oltre all’amore, cercare di far carriera. Avrei anche inserito più domande di storia sociale, evitando le ripetizioni. Ho però scoperto quali gusti eccentrici di gelato andassero per la maggiore oppure il costo esatto di uno scampolo di mussolina. L’ambientazione del gioco è complessa, minuziosa e molto coinvolgente, e include lettere chiuse con ceralacca e linguaggio d’epoca. Nel complesso, ho trovato l’esperienza  divertente e riflessiva. Regency Love si avvale di piacevoli illustrazioni e di una valida colonna sonora, ed è disponibile su iTunes per £2.99.


Shining Less Brightly…

14/02/2014

logo-millumino-20142-300x300La campagna di CaterpillarM’illumino di Meno, che oggi celebra la sua decima edizione, sostiene il risparmio energetico e l’utilizzo di energia pulita. Gli organizzatori invitano i partecipanti a unirsi a un simbolico ” silenzio energetico “, nel giorno dell’anniversario dell’entrata in vigore del protocollo di Kyoto. Gli individui, le scuole, i negozi e le aziende sono chiamati a dimostrare il loro interesse per la sostenibilità e l’energia pulita, spegnendo simbolicamente le luci di piazze, strade, vetrine, uffici, case e aule, tra le 18:00 e le 19:30 – il lasso di tempo in cui il programma radiofonico va in onda. Oltre a questo, gli organizzatori chiedono ai partecipanti di accendere, ove possibile, luci pulite, da fonti rinnovabili, e di installare sistemi di illuminazione più efficienti. L’edizione di quest’anno si concentra sulla cultura e musei e vuole sottolineare l’importanza dei finanziamenti alla cultura attraverso il simbolico spegnimento delle luci.

La National Portrait Gallery e la National Gallery di Londra, oltre a vari musei del Galles, spegneranno le loro luci questa sera. E, per spegnere lo spreco e accendere la cultura, anch’io darò il mio modesto contributo…


Giardino d’inverno al Barbican

03/02/2014

IMG_3427Se si menziona una serra tropicale a Londra, sicuramente viene in mente quella di Kew Gardens.
Ma forse non tutti sanno che la seconda serra più grande in città, è nascosta nel cuore del Barbican Centre.
Basta salire al livello 3 per ritrovarsi immersi in un paradiso surreale, fatto di 2.000 specie di piante tropicali, disposte su due livelli, con cactus ed orchidee alloggiati in un’area a clima controllato. Nelle vasche nuotano carpe koi di notevoli dimensioni, le tartarughe si attardano sulle rocce, i fringuelli svolazzano nella voliera ed è tutto un saliscendi, tra quinte di pura architettura brutalista.
Questo singolare giardino d’inverno – costruito nel 1980 – è un mix curioso tra oasi tropicale e “spazio dimenticato”.
Ci si perde come in un safari, alla ricerca dell’amica perduta, il cui telefonino, ovviamente, non riceve. Ci si scalda al sole, mentre si passa il tempo a disegnare orchidee. E’ uno spazio piacevole in cui darsi appuntamento, via dalla pazza folla. Un’isola di quiete, fantasiosamente esotica, un giardino segreto nel senso più vero. The Conservatory è aperto al pubblico ogni domenica, dalle 11:00 alle 17:00. Ingresso gratuito


Una visita al Grant Museum of Zoology di Londra

17/01/2014

IMG_3300Il Grant Museum of Zoology, fondato nel 1828, fa parte dell’University College di Londra ed è l’unico museo zoologico universitario rimasto in città.  Si tratta di un piccolo, affascinante museo, che ospita circa 67.000 esemplari zoologici. Molti campioni sono rari o molto rari. Inoltre, ci si possono trovare esemplari ormai estinti. Il museo deriva il suo nome da Robert E. Grant (1793-1874), influente professore di Anatomia Comparata e fondatore della collezione. Questo primo nucleo andò poi ad includere esemplari posseduti e utilizzati da Thomas Huxley, biologo e filosofo inglese, convinto sostenitore delle teorie darwiniane sull’evoluzione. Date le piccole dimensioni del museo,  i campioni sono stipati ovunque, nelle belle vetrine vittoriane e anche in altre parti. La disposizione è fantasiosa, pratica e suggestiva, perche ci rimanda ad un’idea ormai obsoleta di spazio espositivo, specialmente in un momento storico in cui a prevalere è la visione  minimalista del “less is better”. Eppure, non c’è niente di più attraente di una collezione Vittoriana con tutta la sua congerie di animali impagliati, scheletri e barattoli, nonché di esemplari piuttosto curiosi, come un vaso pieno di talpe! Molte delle specie esposte, sono ormai in via di estinzione o estinte, come la Tigre della Tasmania, il Quagga, e il Dodo. IMG_3305
Parte della collezione permanente, è il Micrarium, un luogo per campioni microscopici, creato nel 2013, trasformando un vecchio magazzino in uno spazio retro-illuminato, che alloggia esteticamente i vetrini degli esemplari più piccoli della collezione. Vicino alla porta d’ingresso del museo, fa invece bella mostra di sé un’interessante collezione di modelli anatomici in vetro, ritraenti specie che erano difficili da conservare, come meduse , anemoni di mare , gasteropodi  e cefalopodi.

IMG_3306Tutti gli esemplari di questa collezione furono realizzati nel XIX secolo dai Blaschka, una famiglia di gioiellieri cechi. Leopold Blaschka e suo figlio Rodolfo realizzarono modelli anatomicamente accurati usando tecniche che non si è più riusciti a replicare e impiegando vetro colorato o vernici colorate fatte di polvere di vetro e minerali.
Anche se il museo è antico, il percorso coinvolge i visitatori secondo le tecniche più moderne, coinvolgendoli in importanti dibattiti sulla scienza e il suo ruolo nella società, e su come i musei andrebbero gestiti.

Il Grant Museum, assieme al Centre for Digital Humanities e al Centre for for Advanced Spacial Analysis della UCL, ha messo a punto “QRator”, un applicazione per gli iPad collegati agli schermi nel museo e anche per gli smart phone dei visitatori, scaricabile all’indirizzo: http://www.qrator.org
Il Grant Museum è aperto dal lunedi al sabato, dalle 13:00 alle 17:00 e l’ingresso è gratuito (ma si suggerisce di lasciare una piccola donazione).


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